COMUNICATI STAMPA

TEST A SETTEMBRE

ANMVI: L’aumento dei candidati alle prove di accesso dimostra l’assenza di orientamento. Un’assenza funzionale a mantenere alto il numero programmato. Inaccettabile delibera dell’ANVUR che appoggia le fabbriche della disoccupazione.

(Cremona, 30 luglio 2015)- “La laurea in medicina veterinaria non dà più lavoro e si avvicina alla soglia di povertà dell’ISTAT. Se nessuno lo dice, ci prendiamo noi il compito di  avvisare i ragazzi a pensarci molto bene prima di scegliere questa professione”. E’ la posizione dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani), che ogni anno partecipa al tavolo ministeriale della programmazione universitaria.

L’Associazione si dichiara  “esterrefatta” per come viene gestita la programmazione universitaria nel nostro Paese” e lo fa dopo la pubblicazione di una delibera dell’ANVUR che, smentendo quanto deciso a Viale Trastevere, appoggia la richiesta dei Dipartimenti di Veterinaria a non ridurre il numero dei posti.

A giugno, al Ministero dell’Università sono stati individuati  700 posti. Poi, il 3 luglio, il Ministro Giannini ha firmato un decreto che definisce i posti  solo in via provvisoria.  In queste ore si apprende dal sito  anvur.org che qualche giorno prima la Conferenza dei presidi di Veterinaria si era riunita per contestare tutte le logiche di individuazione del fabbisogno professionale. Non ricordiamo che abbia detto nulla del genere al tavolo del Ministero- dichiara l’ANMVI, che non considera adeguatamente trasparente e certa la definizione del numero programmato previsto per legge. Soprattutto nei riguardi dei candidati al test d’ingresso. Iragazzi che si sono iscritti  al test del 9 di settembre di fatto non sanno ancora per quanti posti concorrono.

Il Miur ha fatto sapere che si sono iscritti alla prova di Veterinaria 7.818 candidati, quasi 900 in più dell’anno scorso- fa notare l’ANMVI, che ora chiede: “Sulla base di quale orientamento?” Altre professioni hanno approntato delle prove attitudinali pre-test che servono a verificare se la professione scelta corrisponda davvero alle aspettative. Ai candidati veterinari, invece, non si dice che la domanda di prestazioni veterinarie è in calo, il  mercato del lavoro è saturo e la professione veterinaria non è adeguatamente tutelata da forme di abuso penale e di concorrenza sleale. Fatti veri, ma scomodi per Atenei che hanno bisogno di nuove matricole per non chiudere.

I dati che la Conferenza dei Direttori di Veterinaria vorrebbe trascurare- appoggiata dall’ANVUR- sono dati drammatici che, al contrario dovrebbero pesare di più nella programmazione: il 77% dei veterinari italiani è costretto al lavoro autonomo, cioè ad aprire Partita IVA, ad assumere rischi economici e a rassegnarsi, quando va bene, a redditi mensili a 3 cifre. Quel che è peggio è che la formazione universitaria è antistorica rispetto all’evoluzione veterinaria e della società. Lo dice la Commissione Europea.

Dov’è allora la qualità della laurea? Finanziata con l’ultimo riparto FFO per un milione e mezzo di euro per lo svolgimento delle attività istituzionali di valutazione, l’ANVUR non sembra fare altro che sostenere le fabbriche dei disoccupati.

Ufficio Stampa ANMVI

Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani

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