IL CASO DEL CANE RABIDO DAL MAROCCO A VITTORIO VENETO

L’emergenza-Rabbia è sotto controllo grazie al sistema veterinario italiano e alle vaccinazioni. Ma il caso apre interrogativi sugli ingressi nell’Unione.

Veterinari esposti alle zoonosi da introduzione illegale di animali

La raccomandazione: non adottate cani da Paesi con malattie animali endemiche o in corso.

 Appello a programmare la vaccinazione veterinaria: protegge gli animali e la società.

(Cremona, 1° giugno 2026) - Il caso del cane meticcio infetto importato nell’Unione dal Marocco e giunto fino a Vittorio Veneto con la sua proprietaria neo-adottiva suggerisce numerose considerazioni.

L’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI) evidenzia in primo luogo la capacità di risposta del sistema veterinario italiano che ha tempestivamente messo sotto controllo una emergenza sanitaria molto seria. Come da ordinanza sindacale, i Veterinari sono pronti ad eseguire la profilassi antirabbica nei cani e nei gatti residenti in Vittorio Veneto- o in ingresso nel Comune di Vittorio Veneto.

La vaccinazione antirabbica è l’azione più efficace e sicura per proteggere cani, gatti e persone. Si tratta di una protezione “salva vita”, regolarmente richiesta a chi viaggia intra ed extra UE con il proprio cane e gatto, che si rende necessaria anche in situazioni stanziali quando il virus della rabbia è entrato in un territorio. La vaccinazione somministrata dal Veterinario è una garanzia di prevenzione contro una malattia trasmissibile letale per animali e persone, una minaccia tra le più gravi anche per un Paese con uno status sanitario indenne come l’Italia.

L’appello per i proprietari di Vittorio Veneto è di vaccinare contro la Rabbia il proprio cane e gatto; per tutti i viaggiatori la raccomandazione è di non adottare cani e gatti da Paesi dove zoonosi letali come la Rabbia sono endemiche. È sempre necessario eseguire le profilassi veterinarie in caso di viaggi ed è bene informarsi sempre sullo stato sanitario del Paese extra UE in cui si viaggia.

Un episodio come quello di Vittorio Veterinario, sia pure circoscritto e presidiato, evidenzia anche i rischi a cui sono professionalmente esposti i Medici Veterinari italiani, a causa di ingressi irregolari di pet da Paesi Terzi.  Tutto ciò solleva interrogativi sulle garanzie di tracciabilità e tutela di cui la professione veterinaria dovrebbe godere nell’Unione e in ogni Stato Membro.

Ufficio Stampa ANMVI