COMUNICATI STAMPA

IL PARERE DEI MEDICI VETERINARI COMPORTAMENTALISTI

Uomo e animale formano sempre un gruppo sociale, la separazione può essere molto traumatica per entrambi

(Cremona,  20 ottobre 2014) – L’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani è molto cauta e invita le amministrazioni locali a non adottare misure drastiche nei confronti del cosiddetto accattonaggio con animali: non si può stabilire a priori l’equivalenza fra disagio sociale e sfruttamento dell’animale. Anzi, il sequestro dell’animale può rivelarsi traumatico e fonte di sofferenza.

Esulando da competenze amministrative circa i divieti di accattonaggio, la separazione dell’animale dal suo proprietario spezza il gruppo sociale che si è instaurato, fatto di modalità di comunicazione e comportamenti, che realizzano a tutti gli effetti un binomio socio-affettivo. “Separare il cane – dichiara Raimondo Colangeli, medico veterinario comportamentalista e Vice Presidente ANMVI-  genera sofferenza ed espone l’animale al rischio di depressione, alterazioni comportamentali che potrebbero rendere difficile se non improbabile il suo inserimento in un nuovo contesto familiare”. Il gesto indistinto e generalizzato di sottrarre all’affetto del proprietario e di alienare il cane dal gruppo sociale in cui vive è dunque sconsigliato.

Non di rado, fa notare l’ANMVI i cani dei ‘senza tetto’ sono perfettamente in linea con gli obblighi di legge e perciò la misura del sequestro-separazione appare ancora più illogica; senza considerare che nella esperienza di molti medici veterinari, i cani di queste persone sono spesso accuditi con premure di profilassi e alimentazione, che sono la riprova di come il rapporto uomo-animale sia fondamentale nelle situazioni di disagio socio-economico affettive.

Si può infine osservare – conclude l’ANMVI- come il rapporto dell’uomo con il cane sia, storicamente e antropologicamente, ben dimostrato proprio dalla convivenza “sulla strada”, essendo il cane predisposto alla “compagnia” e alla compartecipazione delle attività umane non necessariamente “da salotto”. Parlare di “sfruttamento” a scopo di accattonaggio non è sempre pacifico. Il rischio è di generare sofferenza anziché tutela.

Ufficio Stampa ANMVI

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