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indagineANMVI2016Andamento lento, ma inesorabile. La IV indagine dell'ANMVI sulle strutture veterinarie per animali da compagnia rivela un settore prudente ma nient'affatto immobile. Stabili i determinanti strutturali del settore, ma prende sempre più piede la diversificazione delle attività.

@nmvi Oggi pubblica integralmente la IV Indagine ANMVI sulle strutture veterinarie per animali da compagnia: una fotografia del contesto attuale inserita in una dimensione temporale prospettica, che copre l’arco degli ultimi dieci anni, descrivendo le caratteristiche delle strutture veterinarie private italiane per la cura degli animali da compagnia e le tendenze della professione veterinaria. Ne esce un settore che reagisce con lentezza al cambiamento, prudente ma senza immobilismo. Le nuove tecnologie e la spinta alla diversificazione delle attività stanno modificando, seppur gradatamente, il volto della professione tradizionale.
Le dinamiche della trasformazione vanno lette nei dati di fonte diretta, raccolti a gennaio di quest'anno dalla viva voce di 400 titolari di struttura veterinaria privata.


Profilo e tendenze - E' di 50 anni l'età media del titolare di struttura veterinaria privata per animali da compagnia. Rispetto al 2014, l’età media dei titolari delle strutture veterinarie private è cresciuta significativamente di oltre un anno; la distribuzione per genere resta stabile dal 2012 in avanti. Le donne titolari di struttura sono, in media, più giovani dei colleghi.
La fisionomia di base del settore italiano resta, nel corso degli anni, caratterizzata da piccole strutture in forma di ambulatorio, gestite da uno o al massimo due titolari. Tuttavia, nel corso dell’ultimo decennio si inizia a profilare un cambiamento: un quarto delle strutture aperte dal 2005 ad oggi sono cliniche. Crescono negli ultimissimi anni la dimensione media delle strutture ed il giro d’affari.
Cliniche e ospedali veterinari hanno una dotazione complessiva più ampia e diversificata. Se consideriamo le dimensioni delle strutture, quelle di maggiore metratura, anche quando di tipologia tradizionale, presentano una gamma di strumentazione più significativa rispetto a quelle di una inferiore. Quasi un terzo (31,6%) delle strutture aperte negli ultimi undici anni supera i 100 mq.
Il 63,3% delle strutture veterinarie private più recenti (dal 2005 ad oggi) sono state aperte soprattutto da professioniste (32,1%) nel Nord Est (27,4%).
Il trend individuato tra il 2014 ed il 2016 registra uno spostamento significativo nell’ubicazione delle strutture dalle zone periferiche verso quelle centrali.

Da soli o in team- La frequenza più significativa veterinari che preferiscono esercitare da soli l’attività è stata riscontrata fra gli uomini: socio unico 67,6% senza collaboratori veterinari 57,4%. Il 14,3% di loro ha però almeno un dipendente non veterinario vs. l’8,3%, delle colleghe;nelle fasce over 55: socio unico 78,5%, senza collaboratori veterinari 66,1%. In crescita il numero di soci e collaboratori e dipendenti non veterinari. Torna anche a salire, dopo la significativa riduzione degli anni precedenti, la presenza di tirocinanti. Oltre 8 su 10 strutture con titolare unico sono ambulatori, circa 3 su 10 fra quelle con almeno due soci sono cliniche.

Giro d'affari- Quasi un titolare su cinque che dichiara il volume d’affari indica un valore >100.000 €. Le donne hanno un giro d’affari mediamente inferiore (media € 64.429 vs. 103.305). Una struttura tradizionale (studio/ambulatorio) presenta una dimensione media di 76 mq e un giro d’affari/anno di circa 60.167 €. Una struttura complessa (clinica/ospedale/laboratorio) ha una dimensione media di 227 mq e un giro d’affari/anno di circa 229.091 €.

Non solo cani e gatti-  Un quarto delle strutture si occupa di animali esotici, la quota incide più significativamente:
-nelle strutture più recenti (30,4%)
-in cliniche ed ospedali (43,3%)
-tra i professionisti più giovani (33,3%).
Gli animali da reddito vengono curati ancora da quasi uno su dieci veterinari per animali da affezione over 55.
Gli uomini curano di più i grandi animali: cavalli (4,5%) e animali da reddito (5,7%).

Prestazioni di cura- Resta stabile l’offerta complessiva di prestazioni di cura di base e specialistiche; all’interno di queste ultime salgono però le analisi di laboratorio e si rilevano quote significative per la chirurgia endoscopica e l’endoscopia diagnostica.Sono in grado di erogare un numero di prestazioni di cura più elevato le strutture più grandi e con caratteristiche di maggiori dimensioni, volume d’affari annuo e ampiezza dell’organico societario e professionale.  Significativa anche la correlazione negativa con l’età dei titolari: l’offerta è più amplia in corrispondenza di un titolare con meno di 40 anni.

Prescrizioni e vaccini- La quantità di prescrizioni annue è strettamente correlata alla tipologia di struttura e alle sue caratteristiche. I dati, dal punto di vista statistico, restano del tutto in linea con i precedenti. Oltre 1000/anno:
-cliniche/ospedali (41,8%)
-con un volume d’affari/annuo superiore ai 45.000 € (44,6%)
-di maggiori dimensioni (30,6%)
-con più di un titolare (29%).
I dati riguardanti il volume dei vaccini somministrato, si comportano esattamente come quelli relativi alla quantità di prescrizioni farmacologiche. Non registrano variazioni rispetto al 2014 e dipendendo significativamente dalla tipologia di struttura e crescendo con le dimensioni, l’ampiezza dell’organico e, soprattutto, con il giro d’affari. Oltre 1000/anno:
-cliniche/ospedali (28,4%)
-con maggior volume d’affari (25%)
-di maggiori dimensioni (17,6%)
-con più di un titolare (15,9%).

Diversificazione dell'attività- Si rilevano segnali positivi rispetto alla situazione fotografata nel 2012: maggiore propensione ad investire in attrezzature e a diversificare in direzione specialistica e verso attività collaterali, la gamma di prestazioni offerta. Le strutture più grandi presentano un’offerta di prestazioni collaterali all’attività istituzionale di cura, più vasta rispetto a quella di studi ed ambulatori organizzati e gestiti in modo più tradizionale. Le attività avviate dal 2005 ad oggi sono le più propense a diversificare verso questa direzione. In crescita la diversificazione della gamma di prestazioni di cura offerte nelle strutture veterinarie italiane. Significativa anche la risposta positiva a bisogni emergenti rilevati negli ultimi anni di consulenze comportamentali e prestazioni di cura non convenzionali, in linea con il 2014 gli altri dati relativi alle prestazioni collaterali alla cura.

Dispensazione del farmaco e sui Pet Corner interni alle strutture. L’analisi delle motivazioni per cui i titolari non hanno intrapreso queste strade, inizia però a rilevare un percepito soggettivo meno “diffidente a priori” verso la possibilità di erogare anche questo tipo di prestazioni nelle proprie strutture, specialmente la vendita dei farmaci.
Almeno la metà dei titolari delle strutture di cura per animali da affezione sono propensi alla vendita tra i farmaci di antibiotici, antiparassitari interni ed antinfiammatori; tra gli altri prodotti di antiparassitari
esterni.Un incremento statisticamente significativo rispetto alle precedenti edizioni, si registra per antinfiammatori e prodotti ad uso dermatologico.
Dal 2005 ad oggi la percentuale di strutture in cui è presente un Pet Corner è rimasta invariata; la possibilità di dispensare ai clienti i farmaci, dopo essere cresciuta significativamente fra il 2005 ed il 2012, si è poi mantenuta costante.Si dispensano farmaci nell’87,8% delle strutture in cui è presente un Pet Corner. Un Pet Corner è presente nel 27,4% delle strutture in cui si dispensano farmaci. I dati risultano positivamente correlati. Il profilo del professionista con maggiore propensione commerciale si identifica con i titolari di ultima generazione, inseriti in grandi strutture, in contesti di organizzazione del lavoro più complessi, connessi alla tipologia non tradizionale della struttura, alle sue dimensioni, all’ampiezza dell’organico e al giro d’affari.

La scelta dei fornitori- Il rapporto qualità prezzo e la fiducia nell’azienda, pur restando i fattori più determinanti di scelta, registrano un calo tendenziale come incidenza percentuale rispetto al 2014. I criteri di scelta risultano essere frutto di valutazioni indipendenti sia dalle caratteristiche anagrafiche dei titolari delle strutture, che dalla distribuzione sul territorio e dal profilo delle strutture gestite.

L’informazione  professionale sono un mix di di fattori che vanno dalla partecipazione a corsi e convegni (meno regolare nel corso degli anni, ma pur sempre basilare per la grande maggioranza dei professionisti), alla lettura di testate on-line e tradizionali. Internet è divenuto ormai strumento di lavoro e canale d’informazione abituale, utilizzato su diversi supporti.Solo un titolare di strutture private su dieci non legge nessuna delle riviste cartacee elencate nel questionario, quasi due non ne leggono nessuna di quelle on-line considerate.
L’utilizzo quotidiano ed abituale di Internet è stato ormai acquisito all’interno della professione veterinaria specializzata nel settore privato della cura dei Pet.
Nel corso degli ultimi due anni anche i target di titolari più tradizionali, si sono adeguati ad utilizzarlo in misura analoga agli altri quale strumento d’informazione e comunicazione professionale imprescindibile.
La penetrazione dei diversi dispositivi - smart phone in testa- è aumentata significativamente tra il 2014 e il 2016: poco meno di 9 professionisti su 10 ne utilizzano almeno uno, per una media di 2 a testa.
Sono più propensi all’utilizzo i professionisti under 40 e i titolari delle strutture più grandi.

L'aggiornamento continuo- La scelta di non fruire con regolarità dei corsi di aggiornamento e di formazione professionale è attribuita da 6 veterinari su 10 all’impegno troppo gravoso in termini di tempo richiesto dalla professione. I costi ritenuti elevati e le motivazioni personali sono risultati incidere molto più significativamente rispetto agli anni precedenti. La competizione della formazione on-line per la professione, non è risultata influenzare negativamente la partecipazione a corsi tradizionali. Il giudizio dei professionisti sulla qualità della formazione disponibile on-line, indipendentemente dal suo utilizzo, è stato in larga maggioranza positivo nel corso degli ultimi 4 anni; pur confermandosi un, seppur lieve, calo tendenziale. Il giudizio è più negativo della media da parte dei titolari di grandi strutture non tradizionali (38,8%).
Si aggiornano e formano regolarmente soprattutto:
-i veterinari più giovani (70%)
-le donne (51,9%)
-i soci di cliniche e ospedali veterinari (74,6%)
-i titolari di strutture con più soci (63,4%), più recenti (62%), di maggiori dimensioni (58%), con un giro d’affari più elevato (58,9%).
Non si riscontrano differenze significative per area geografica.

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pdfSTRUTTURE_VETERINARIE_PER_ANIMALI_DA_COMPAGNIA__-_ANMVI_2016.pdf947.02 KB


Strutture veterinarie private per animali da compagnia, IV Indagine 2016
Indagine realizzata per ANMVI da Research & Consulting di Antonella Cassinari - In collaborazione con K-Research S.r.l

Target d’intervista: titolari di strutture private per la cura di animali da compagnia. Sono state condotte 400 interviste telefoniche su campionamento casuale (universo di 6.500 strutture) stratificato secondo due livelli: area geografica (Nord/Centro Sud, incluse isole) e ampiezza del comune (fino a 100 mila abitanti/oltre 100 mila abitanti).

Metodologia: indagine quantitativa tramite interviste telefoniche effettuate con sistema C.A.T.I. (Computer Aided Telephone Interview) su questionario strutturato. Le interviste telefoniche sono state realizzate nel mese di gennaio di quest'anno.


L'indagine è stata pubblicata sul n. 17 della rivista La Professione Veterinaria

 

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