
Un percorso culturale e formativo articolato in nove appuntamenti – registrati e disponibili anche in versione podcast a partire da febbraio – pensato per rafforzare l’identità professionale e rilanciare il ruolo del medico veterinario nel dibattito pubblico.
In un contesto segnato da trasformazioni sociali, pressione economica e transizione tecnologica, la categoria è chiamata a una riflessione profonda su chi è oggi e su come desidera essere percepita domani.
Prima puntata: “Chi siamo davvero quando diciamo: sono un veterinario?” - Il primo incontro, dedicato al tema dell’identità professionale, ha posto una domanda tanto semplice quanto decisiva: cosa significa, oggi, dichiararsi veterinario?
A confrontarsi sul tema sono stati Marco Melosi, Giovanna Zanna e Giuseppe Argiolas, in un dialogo che ha intrecciato deontologia, valori personali e percezione sociale della professione. Al centro del dibattito, il ruolo della deontologia come fondamento identitario e la necessità di riallineare la missione professionale con i valori individuali. Un passaggio non solo teorico, ma strategico: la distanza tra percezione interna (come i veterinari vedono sé stessi) e percezione esterna (come sono visti dalla società) è spesso all’origine di incomprensioni e sottovalutazioni del ruolo sanitario, sociale ed economico della categoria.
Le domande aperte alla categoria - La puntata ha lasciato sul tavolo interrogativi che vanno oltre il singolo incontro:
- Se dovessimo descrivere la professione in una sola parola, quale sarebbe oggi?
- Quali valori stiamo rischiando di perdere e quali dovremmo recuperare?
- La società sa davvero cosa rappresenta un veterinario? Dove nasce il fraintendimento?
Domande che non cercano risposte immediate, ma stimolano un processo di consapevolezza collettiva.
Un messaggio chiave - La frase che sintetizza il senso dell’incontro: “L’identità professionale è la prima forma di cura: senza consapevolezza, non c'è riconoscimento.”
“Essere Veterinario” si propone così come uno spazio di confronto strutturato, capace di accompagnare la categoria in un percorso di riappropriazione del proprio ruolo. Non solo formazione, ma cultura professionale. Non solo aggiornamento, ma visione.
Una scelta che intercetta un’esigenza diffusa: tornare a sentirsi parte di una professione che conta, dentro e fuori le corsie delle strutture veterinarie.
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