Nella Giornata mondiale contro la rabbia, ANMVI richiama il valore del riconoscimento clinico e della tempestiva segnalazione.
L’indennità dell’Italia è una conquista da proteggere.
Cremona, 28 settembre 2026 - In occasione della Giornata mondiale contro la rabbia, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) richiama la necessità di rafforzare la collaborazione tra comunità, professionisti veterinari, autorità sanitarie e istituzioni. Il tema scelto per il 2026, “Più forti insieme”, sottolinea che l’eliminazione della rabbia è possibile soltanto attraverso un’azione coordinata. La diagnosi formulata nel maggio scorso a Vittorio Veneto ha riportato l’attenzione su una zoonosi letale e sul rischio rappresentato dall’introduzione irregolare di animali provenienti da Paesi nei quali la malattia è ancora presente.
La prima barriera contro la diffusione - «Il caso di Vittorio Veneto dimostra quanto la veterinaria clinica sia una componente essenziale del sistema di prevenzione - dichiara Anmvi. Il rapido riconoscimento del sospetto e l’immediata segnalazione alle autorità competenti hanno consentito di attivare senza ritardi le misure sanitarie e di impedire che la malattia si propagasse. La preparazione dei medici veterinari clinici ha rappresentato, ancora una volta, la prima barriera a tutela della salute animale e umana".
L’episodio conferma che la capacità di riconoscere i sintomi, anche di una malattia non più presente stabilmente sul territorio nazionale, deve essere sostenuta attraverso l’aggiornamento professionale, la sorveglianza e un raccordo efficace fra veterinari clinici e servizi veterinari pubblici.
La lezione di Vittorio Veneto - Il caso ha evidenziato alcune criticità: la scarsa consapevolezza dei rischi legati all’adozione e all’ingresso irregolare di un animale e la mancata segnalazione preventiva dell’importazione alle autorità sanitarie. Quando la malattia si è manifestata clinicamente, tuttavia, i medici veterinari hanno riconosciuto il sospetto e compiuto rapidamente tutti i passaggi necessari. “L’indennità dell’Italia dalla rabbia è una conquista da proteggere - afferma Anmvi. Servono comportamenti responsabili, rispetto delle regole sugli spostamenti degli animali e piena consapevolezza dei rischi sanitari. La rapidità dimostrata dai veterinari nel caso di Vittorio Veneto evidenzia il valore di una rete professionale preparata e pronta a intervenire”.
Prevenzione e tracciabilità - Gli episodi di introduzione della rabbia non riguardano soltanto l’Italia, ma si sono verificati anche in altri Paesi europei. Il recente Regolamento UE 2026/131 sugli spostamenti non commerciali di cani, gatti e furetti ha rafforzato le misure di tracciabilità per gli animali che entrano o rientrano nell’Unione europea da Paesi terzi.
Per Anmvi, la prevenzione deve poggiare su controlli efficaci, identificazione e tracciabilità degli animali, vaccinazione, corretta informazione dei cittadini e tempestività della risposta veterinaria.
“Più forti insieme” - Come sottolinea l’OMS, vaccinazione, sorveglianza, informazione e legislazione devono operare come parti di un unico sistema, secondo l’approccio One Health.
“La lezione di Vittorio Veneto è chiara: di fronte a una zoonosi letale, la competenza e la prontezza della professione veterinaria possono fare la differenza. Proteggere il Paese dalla rabbia significa anche riconoscere e sostenere questo presidio sanitario”.
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